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Rai: dire di no non si puņ. Ma si deve.

Rai: dire di no non si puņ. Ma si deve.

È tempo di Natale, dunque occorre fare i regali. Tra chi aspetta Babbo Natale, la Rai che più esattamente pretende: manda esattori in giro coi bollettini. Consiglio per gli acquisti: non aprite. Non firmate nulla. Non dichiarate alcunchè. Se l'esattore vi chiede a bruciapelo quanti apparecchi televisivi tenete in casa, non rispondete. Come Sfingi. E congedatelo, gentilmente ma in modo risoluto. Vuole entrare in casa? Giammai, se non ha un mandato firmato. Vogliono lasciare i loro foglietti con la farfallina carnivora? Facciano pure: nella cassetta della posta. Dovete conservare libertà di scelta e di informazione sul canone Rai. Anzitutto, la legge che obbliga a pagarlo è anticostituzionale, a dispetto delle continue conferme della Consulta: pretende il versamento sulla base del possesso (presunto) di un apparecchio televisivo, ma così facendo viola il principio costituzionale della libertà privata. E presume, illecitamente, un uso: io posso tenere un apparecchio senza mai guardare la Rai (come in molti fanno), limitandomi alle emittenti private o, meglio ancora, ai dvd e alle videocassette. È, casomai, la Rai a dovere intervenire, criptando i suoi canali (ma solo quelli, non tutti, come fa oggi) e impedendone la ricezione. Ma la Rai non si può appellare alla proprietà privata di uno strumento multiuso, per imporre una tassa. Altra questione, la presunta rappresentatività del servizio pubblico: io non mi sento rappresentato dalla Rai. Il che non significa che io sia legittimato a vederla comunque: al contrario, sono legittimato a non vederla, a farne a meno, e accetto che i suoi canali mi vengano inibiti: ma solo quelli. Io non mi sento rappresentato, e non riscontro alcun servizio pubblico, in una azienda che paga certi conduttori, per certi spettacoli dove volano mutande e stracci; che paga profumatamente ospiti come la Franzoni, che invita personaggi come Moggi (per citarne uno sulla generalità). Che mi venga imposto un balzello senza possibilità di opposizione, sul presupposto che io guardo ciò che mi vogliono imporre, è assurdo. Che io, come cittadino, non abbia diritto di opinione sulle opinioni che mi vogliono indurre, è allucinante. Che io, come elettore, non possa contestare in alcun modo una presunzione, è totalitario. Debbo potermi ribellare a tutto questo, anche se avessi un apparecchio in casa. Per molta gente equivale a una obiezione di coscienza: non accetto di alimentare simili eroi dei nostri tempi, e soprattutto un simile sistema, ormai fuori da ogni limite e controllo e che peraltro gli stessi vertici della Rai e della politica espressamente considerano perverso, da modificare urgentemente, e non rappresentativo di alcun servizio pubblico. Se lo dicono loro, che non rappresentano altri che se stessi e il proprio potere, perchè non posso dirlo io, che non impongo nulla a nessuno e mi limito a subire?

Fino a che la Rai resterà persuasore occulto, esclusiva funzione del potere, torre d'avorio di nefandezze oggettivamente riscontrabili e non contestabili, veicolo pubblicitario mascherato da informazione, strumento colossale di clientelismo politico, nonché bordello di lusso del regime, come l'ultima Vallettopoli ha mostrato (senza che conseguenze serie ne siano state tratte: le principali compromesse con quel sistema, sono oggi su tutti i canali e in tutti gli spot, a futuro modello per le ragazzine), si può, si deve ribellarsi con l'arma civile, democratica e non violenta dell'obiezione etica. Tornando ad agitare l'eccezione di costituzionalità dell'incredibile legge che impone la tassa sulla base del possesso di un apparecchio televisivo. È vero (e non stupisce) che la Consulta finora si è sempre opposta ad ogni ricorso, rigettandolo. Ma la Consulta è piena di giudici nominati dalla politica. È vero che ci si può limitare a farsi sigillare tutti i canali senza distinzione, inclusi quelli extra Rai. Ma non è meno vero che una prescrizione del genere, che si estende alle radio e addirittura al computer, è davvero orwelliana. Così come non è meno vero che i partiti, che pretendono di rappresentarci, esattamente come la Rai, non tutelano i cittadini-consumatori in alcun modo, semplicemente perchè la Rai è loro emanazione. E che le associazioni dei consumatori, davanti alla Rai si mettono a cuccia perchè ne hanno bisogno per esistere. Non sono buone ragioni per adeguarsi: queste prescrizioni sono sbagliate, sono con tutta evidenza anticostituzionali, antidemocratiche, antilibertarie. In particolare, io non voto da anni, come si può controllare all'anagrafe elettorale: non vedo perchè dovrei votare la Rai, che mi riporta dritta alla partitocrazia da me combattuta in qualità di cittadino. Lo Stato mi concede il diritto di astenermi dal voto per il Parlamento ma non da quello per la Rai? È la Rai a decidere per me cosa posso acquistare, utilizzare e in che misura? È la Rai che mi impone di pagare per le mie scelte che non la contemplano? È la Rai a decidere che, essendomi sposato, le debbo per forza dei soldi in quanto sicuramente ho acquistato un apparecchio televisivo? Dove siamo, al Grande Fratello, quello vero? E se domani la Rai mi dirà che le debbo 1000 euro l'anno? Se mi imporrà, sulla base dell'unico presupposto della sua stessa (e della mia) esistenza, che io debbo lasciare mia moglie, o cornificarla, o spacciare eroina, o darmi alla pedofilia, sarò tenuto ad obbedirle, col conforto della Corte Costituzionale?

Io non pretendo ciò che non mi spetta: chiedo di poterne fare a meno. E di tornare a usufruirne, pagando il dovuto, se e quando mi convincerò che è utile e giusto. Insomma voglio essere libero di scegliere, anzi di non scegliere (la Rai). Non libero di subire. Bisogna insistere. Se occorre, fino alla galera. Di fronte a un ricorso di massa, fatto di milioni di singoli ricorsi, le cose debbono cambiare. Per forza. Una cosa è certa: io, soldi per alimentare un sistema che so essere perverso, antidemocratico, moralmente laido, non ne verso.

Massimo Del Papa