A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
Verner
Il mio vestito
La Pupilla
Questo ragazzo “ragiona”, e i suoi pensieri li ha scelti bene per mettere insieme le sue complicazioni, le sue ossessioni, i rimproveri della vita e della coscienza, le donne che ti vogliono cambiare e che arrivate a farlo tutto fanno finire. È questo il suo “vestito”, che si cambia di canzone in canzone, mai uguale dall’una all’altra, mai piatto. L’ascolto è sempre un movimento sinuoso che si fa strada tra le pieghe dell’anima. A cominciare da “Indifferente”, brano che apre il disco: si entra in un vortice emozionale che ti cattura subito. Lui che viene lasciato, cerca di rialzarsi, di riacquistare la sua libertà cambiando tutto da un momento all’altro ma lei ne è indifferente e quando il ragazzo se ne accorge ritrova i suoi limiti, le sue ferite e il dolore. “Lei”, un minuto e poco più tutti cantati con il fiato corto e asciutto, tutto voce e chitarra acustica in una cantilena romantica che ti si stringe il cuore. Verner, il cui vero nome è Gianandrea Esposito, ha origini napoletane ed è bolognese d’adozione; questo è il suo debutto dopo anni di studi del canto, della chitarra classica e poi elettrica e un’importante esperienza da busker per l’Europa. Forse proprio quest’ultima gli ha procurato le stimolanti espressività di una voce che racconta vite che si toccano con mano e con le parole e le musiche. Canzoni che hanno un controllo quasi rassicurante. Il senso di liberazione che porta la sua scrittura compositiva è commovente e rende felici perché i suoi - come li chiama lui - "punti deboli" no riconoscibili, condivisibili e anche un po’ nostri. Grazie Verner.
Contatti: www.verner.it
Francesca Ognibene
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