A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
Ugo Mazzei
Pubblico e privato
Musica e Teste/Egea
È la chanson, la forma con la quale Ugo Mazzei si esprime al meglio. Siciliano, innamorato delle ambientazioni un po’ fumose d’Oltralpe, così come di Sudamerica, Mazzei non ha paura a definirsi cantautore. Anzi, per l’esattezza “un cantautore di musiche senza frontiere”. Beninteso anche polistrumentista: piano e chitarre sono affar suo. Un disco d’esordio che si ispira ai maître à penser della musica leggera più ricercata. Mazzei non disdegna altre parentele, magari anche più pop – tipo gli Stadio o i Ladri di biciclette – ma emergono soprattutto, tra gli altri, Cammariere in “L’Italia che se ne va”, i vecchi Avion Travel nell’ironica “Brigida” e in “Scambi di tango”. Fiabesco e francesizzante è incedere di “Buonanotte Milord” (Derek Wilson alla batteria, anche in un’altra traccia); a melodia spiegata “Al terzo binario” (anch’essa con un’arietta parigina). “L’aviatore” è interessante, à la Fossati, con un refrain ch’è una sorta di cineseria. “Me a metà” è una bossa come João Gilberto quando rifà Bruno Martino. A volte le versioni che il cantautore dà del proprio apprendistato risultano ancora un po’, come dire, canoniche. Ma questo si può perdonare a un’opera prima. Qualche problema è altrove: la tristezza americana di “L’aurora di New York” (da una lirica di García Lorca) così come la carezzevole nostalgia di “Quando parlo di lei” assomigliano, davvero troppo, a troppe altre canzoni. Un’impressione di “già sentito”. Un lavoro di forbice avrebbe forse giovato al debutto.
Contatti: www.myspace.com/ugomazzeiband
Gianluca Veltri
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