A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
Sintomi di Gioia
Segnalibro
autoprodotto
Festeggiano otto anni di vita, un paio di demo CD, la partecipazione a qualche raccolta, “Alessandria Wave 2001” per esempio ed ora “Segnalibro”, l’album di esordio. Lo rigiro tra le mani, bella la copertina, meglio ancora la confezione, un digipack che richiama un vinile apribile. Capatina sul loro sito, una biografia spesa per metà a raccontare i cambi di formazione, qualche raro concerto e le solite esibizioni via Internet. Insomma tutto nella norma per una band giovane. Ma quando ascolto “Segnalibro” la sensazione è delle migliori. Dieci canzoni che si ascoltano con piacere, a metà tra un indie rock mai banalizzato, luminescenze shoegazing (che coro in “Non puoi”) e divagazioni vagamente post rock. In questo magma, le liriche assumono una dimensione poetica, non sempre sognante, ma certamente scombussolata e obliqua (“mi baci con il contagocce, mentre io mi doso con la benzina della macchina…”, cantano in “Segnalibro”) e il merito è del chitarrista/pianista Luca Grossi, autore dei testi, che interpreta con trasporto e con una voce sottile, ma impostata. Oltre al telaio da power pop rock band, esaltato nelle deflagrazioni finali di “Come le scarpe”, il quartetto inserisce elementi che regalano tocchi di eleganza, come gli archi in “Non puoi”, “La nebbia”, il vero cantautorato rock e la bellissima “E così” – se ha un senso, direi musica rock da camera. Non tutto è sempre lucido e sotto controllo, ma la sensazione è che i Sintomi di Gioia siano qualcosa di più che l’ennesima indie rock band italiana. Siatene curiosi.
Contatti: www.sintomidigioia.it
Gianni Della Cioppa
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