A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
Lachaise
Silent Cries For Help
M.P. & Records
Dopo un inizio di millennio, di pieno fervore creativo, il gothic metal sembra attraversare un inevitabile periodo di stasi, segnato da quella linea di passaggio in cui una “moda” – perché tale era – diventa culto e quindi, trova consensi soltanto tra i veri appassionati e i nuovi e convinti adepti. Considerando che ero stanco di inutili plagiari, questo è il solo motivo per cui mi avvicino al debutto dei veneti Lachaise con una giusta dose di curiosità; infatti scegliere di proporre un suono, nel momento stesso in cui viene abbandonato dalla massa è sinonimo di coraggio e consapevolezza di ciò che si ama. Fortunatamente i Lachaise dimostrano di conoscere pregi e difetti di questo genere e cercano di non apparire sterili prosecutori di ciò che è stato detto e fatto, si aggrappano ad alcune certezze, come il cantato femminile (a fine registrazione Anya è stata sostituita da Barbara… mah?!), scavalcando però la febbrile canonicità lirica, e sanno scrivere anche alcune canzoni che, oltre a mettere in scena gusto e bellezza, intersecano soluzioni strumentali di indubbio valore. I temi affrontati sono quelli classici del gothic, dove dolore e tristezza sembrano essere elementi indissolubili dall’immagine cupa e da sonorità decadenti, ma “Short Life”, “Wasteland”, “Maybe” e spunti vari che si incrociano durante le undici tracce mettono in mostra più che buone intenzioni e hanno il merito di congiungere gothic e certa dark wave anni 80, allargando così gli orizzonti di scrittura. I Lachaise , che prendono il nome dal cimitero parigino di Père Lachaise, dove riposano molti artisti, edificano un buon punto di partenza, con più di un motivo di interesse.
(www.lachaise.it)
Gianni Della Cioppa
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