A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
Moongarden
Songs From The Lighthouse
Galileo/Audioglobe
Tra alti e bassi, in quasi tre lustri di carriera, i Moongarden arrivano alla non facile meta del quinto album, definendo meglio il contratto con la label svizzera Galileo Records, che ne aveva veicolato anche il precedente “Roundmidnight” di tre anni fa. La storia dei Moongarden è soprattutto la storia di Cristiano Roversi, polistrumentista e musicista geniale, che se ci fosse un minimo di giustizia in questa Italia delle raccomandazioni e dei favori dovrebbe vivere in una villa con servitù, accanto a John Wetton, di cui è amico. Roversi è un autentico talento, una mente infinita, che paga i limiti di un carattere poco incline ai compromessi e un’inevitabile instabilità artistica, tipica di chi ha molto, forse troppo, da dare e fare. Sempre colmo di progetti e idee, confuso e ribelle, Roversi per questo lavoro ha ripescato il cantante Simone Tosi Baldini (presente sull’esordio “Moonsadness” ed ex Midian) ed ha scritto un concept album, che trabocca atmosfere magniloquenti, in una girovagare di essenza e dispendio, di armonie, strumenti ed arrangiamenti, ora verbosi, ora essenziali. Oltre ai compagni d’avventura del gruppo, solido, preparato, insomma importante, ad ingigantire la qualità troviamo Andy Tillison dei The Tangent, che canta – bene, lui che è tastierista – il pezzo “That Child”. Atmosfere epiche e fantasy, per un album che i fan del prog ameranno in modo incondizionato, con i picchi di “Dreamlord” in chiave primi Genesis e di “Emotionaut” con un cantato ispirato e coinvolgente. “Songs From The Lighthouse”, che vanta la copertina disegnata dall’artista bielorusso Ed Unitsky, è il vertice creativo, sin qui raggiunto dai Moongarden. Speriamo solo sia anche il punto di partenza, di un riconoscimento internazionale, meritato per qualità e tenacia (www.moongardenweb.com).
Gianni Della Cioppa
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