A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
Giorgio Barbarotta
In centro al labirinto
GB Produzioni
Al secondo album solista, dopo una militanza nei Quarto Profilo ormai alle spalle, il cantautore trevigiano Giorgio Barbarotta alterna musica e poesia, dischi e libri. Guidato da una lanterna deandreiana, e accompagnato da una band di bravi musicisti (tra i quali il batterista Nicola Ghedin degli Estra), Barbarotta è portavoce di un cantautorato robusto e sincero. A volte le sue canzoni fiorite, specie quelle con ambientazioni più esotiche, fanno venire in mente il Daniele Silvestri giramondo.
L’immediatezza è come un bicchiere di vino rosso, in pezzi come l’ispanica “Gente di Almeria”, o “Inno alla vita” e “Eldorado”, nelle quali si avvertono risonanze di Massimo Bubola, o ancora come “Balcanica”, movimento armonico semplice e ritmi sghembi per una danza dell’Est. In “Per le strade del mondo”, il tempo di 6/4, già dondolante di suo, è rafforzato dal suono ninna-nanna del glockenspiel. De André – sempre quello buboliano dell’Indiano – fa capolino di nuovo in “La via tra la seta e la luna”, una serenata in cui il violino di Mirco Michieletto fa il controcanto alla voce. Ma il meglio di sé Barbarotta lo regala in episodi più in chiaroscuro, dove è meno semplice rinvenire numi tutelari (evviva): in “Gea”, poggiato su un bell’ostinato chitarristico di Stefano Silenzi, nel ripensamento che precede la notte di “Non è ancora buio”, nell’inquietudine tutta dispari (tempo in sette nella strofa e in cinque nel ritornello) di “Bal Ashram”, o nella suggestiva e rarefatta “Fuoco di bivacco”, con una chitarra dobro dai suoni ubriachi e i glitch che simulano il crepitio delle fiamme.
Contatti: www.giorgiobarbarotta.it
Gianluca Veltri
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