Fuori Dal Mucchio Numero Dicembre '08
A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini

Giorgio Barbarotta

Giorgio Barbarotta

In centro al labirinto
GB Produzioni

Al secondo album solista, dopo una militanza nei Quarto Profilo ormai alle spalle, il cantautore trevigiano Giorgio Barbarotta alterna musica e poesia, dischi e libri. Guidato da una lanterna deandreiana, e accompagnato da una band di bravi musicisti (tra i quali il batterista Nicola Ghedin degli Estra), Barbarotta è portavoce di un cantautorato robusto e sincero. A volte le sue canzoni fiorite, specie quelle con ambientazioni più esotiche, fanno venire in mente il Daniele Silvestri giramondo.
L’immediatezza è come un bicchiere di vino rosso, in pezzi come l’ispanica “Gente di Almeria”, o “Inno alla vita” e “Eldorado”, nelle quali si avvertono risonanze di Massimo Bubola, o ancora come “Balcanica”, movimento armonico semplice e ritmi sghembi per una danza dell’Est. In “Per le strade del mondo”, il tempo di 6/4, già dondolante di suo, è rafforzato dal suono ninna-nanna del glockenspiel. De André – sempre quello buboliano dell’Indiano – fa capolino di nuovo in “La via tra la seta e la luna”, una serenata in cui il violino di Mirco Michieletto fa il controcanto alla voce. Ma il meglio di sé Barbarotta lo regala in episodi più in chiaroscuro, dove è meno semplice rinvenire numi tutelari (evviva): in “Gea”, poggiato su un bell’ostinato chitarristico di Stefano Silenzi, nel ripensamento che precede la notte di  “Non è ancora buio”, nell’inquietudine tutta dispari (tempo in sette nella strofa e in cinque nel ritornello) di “Bal Ashram”, o nella suggestiva e rarefatta “Fuoco di bivacco”, con una chitarra dobro dai suoni ubriachi e i glitch che simulano il crepitio delle fiamme.

Contatti: www.giorgiobarbarotta.it

Gianluca Veltri

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