Fuori Dal Mucchio Numero Ottobre '08
A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini

Underfloor

Underfloor

Vertigine
Suburban Sky

Avevano esordito quattro anni fa, con un album autoprodotto questi fiorentini Underfloor, e oggi li troviamo alle prese con un nuovo lavoro, supportati da un’etichetta; come a dire che almeno un obiettivo minimo è stato centrato. Un risultato raggiunto con merito, infatti non sono mancati i responsi positivi sia per il debutto, che per le apparizioni dal vivo, dove la band esprime al meglio le proprie potenzialità, con un rock avvolgente e dal taglio lucidamente melodico, ma che non poggia su concetti espressivi usurati, preferendo un approccio leggero, che porta il suono a gravitare in altezza e non di stomaco. La scelta del cantato in italiano, va vista come un’urgenza di chiarezza, piuttosto che come un limite e la voce di Matteo Urro (anche essenziale e incisivo chitarrista), pare acquistare forza da questa opzione, dipanandosi sicura tra i meandri delle liriche, affrontate sempre con sicurezza e direi saggezza, vista l’andatura melodica serena. Ma le canzoni degli Underfloor sono un gioco di squadra, niente sarebbe uguale, senza i tratteggi cromatici della sezione ritmica del bassista Guido Melis e del batterista Lorenzo Desiati. Tra i solchi di “La mia necessità”, “Ancora un inverno”, “Bianco” e “Non ho più parole” si incuneano spesso ospiti, con deliziano con flauti, archi, pianoforte, che conferiscono profondità e saggezza al suono, una sorta di rock post (e non post-rock), che incalza sul fronte dell’energia e della scrittura e a cui non mancano elementi vagamente lisergici, che dimostrano come sia ancora possibile staccarsi dalla banalità del rock, pur scrivendo semplici canzoni. È gratificante non trovare un termine di paragone chiaro per gli Underfloor, un trio allargato che vale la pena scoprire, perché capace di celare gradite sorprese (www.underfloor.it).

Gianni Della Cioppa

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