A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
Senza Nome
Senza Nome
autoprodotto
Arrivano da Roma e le prime avvisaglie della storia sono del 1998, tra i banchi di scuola, ma solo cinque anni più tardi, Stefano Onorati (tastiere e synth) ed Emanuele De Marzi (voce e chitarra), riescono a trovare gli alleati giusti, per dare vita al progetto Senza Nome (“Come si può scegliere un nome tra tutti i nomi possibili? Qualsiasi scelta è una limitazione”), sodali che cambieranno ancora ma non eviteranno di dare continuità al progetto. Oggi la band si è assestata, intorno ai due componenti fondatori e Pierfrancesco Portelli al basso, Mirko G. Mazza alla chitarra e Leonardo Bevilacqua alla batteria. La volontà è quella di assemblare, sotto un’unica identità, lo spirito del rock progressivo anni 70 con la semplicità melodica della canzone d’autore italiana. Intento nobile e coraggioso, che tra i solchi di queste nove tracce, un’autoproduzione molto ben curata, nei dettagli sia audio che grafici, non sempre viene messo a fuoco, in quanto i Senza Nome, fanno pendere l’ago della bilancia – fortunatamente, aggiungo io – verso una propensione progressiva, dove melodia e facilità d’ascolto sono i cardini portanti, mentre la vocalità, elemento fondamentale per la scorrevolezze delle melodie, fatica a trovare una propria e costruttiva dimensione, come testimonia il pop informe di “Non sono mai esistito”; molto meglio “Si la do” (disponibile sul CD, anche in formato video), sorta di Angelo Branduardi in chiave rock, con richiami vocali a Demetrio Stratos. Come dicevo, plausi invece al versante prog, dalla mini suite d’apertura “Illusioni di un’anima lontana” a “Tumore” (uno dei primi brani scritti), passando per gli undici minuti di “Ulisse”, con un approccio strumentale più moderno. Intriganti e in crescita, con un’immagine hard/metal, e un suono dai risvolti progressivi classici, i Senza Nome guardano a un passato musicale che pochi ricordano. Complimenti anche per questo (www.senzanome.net).
Gianni Della Cioppa
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