Fuori Dal Mucchio Numero Febbraio '07
A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini

Dilatazione

Dilatazione

Too Emotional For Maths
Slowmotionpinguino

I toscani Dilatazione fanno post-rock – anche se forse sarebbe più corretto chiamarlo rock strumentale –, o almeno così verrebbe da dire al primissimo ascolto di questo album, che del resto, sin dal titolo, sul più dibattuto “non genere” dell’ultimo decennio (e sulla sua costola più razionalista, il math rock) sembra pure  scherzarci su. Ma fin da subito c’è qualcosa che non quadra, in questa approssimativa teoria da primo ascolto, e sono le soluzioni ritmiche: non che il disco sia straordinariamente originale e di rottura, visto che è impossibile non farsi venire in mente punti di riferimento, tuttavia la vivacità ritmica delle costruzioni (impressionante in tal senso “Venerdì mattina: è tutto come prima, come se niente fosse”) aggira l’ormai inflazionato alternarsi di arpeggi, muri di suono, pianissimo e fortissimo per concentrarsi su una esplorazione sonora più movimentata, circolare e stratificata, con più piano elettrico e meno chitarre, più “black” e meno “bianca”: più Tortoise e Him (quelli di Chicago, non i tamarri scandinavi) che Mogwai se vogliamo, ma con il gusto sufficiente per non assomigliare troppo né agli uni né agli altri. Completa il quadro la presenza discreta ma comunque importante di Amaury Cambuzat degli Ulan Bator, che regala sporadici interventi vocali e qualche chitarra, producendo senza trasfigurare la materia. Niente di nuovo, dicevamo, forse non troppo generosamente: ma parliamo pur sempre di quel già sentito che ci piace riascoltare più e più volte, soprattutto se è realizzato con questa perizia e questa passione (www.dilatazione.org).

Alessandro Besselva Averame

 Vota questo Disco  Il voto medio �: 3.1 (533 voti)

Torna