A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
Annie Hall
Carousel
Pippola/Audioglobe
La situazione è curiosa: da una parte di Brescia i Le Man Avec Les Lunettes con il loro sound alla Lennon e un'attitudine brit fino al midollo; dall'altra i concittadini Annie Hall, affezionati a una concezione di pop che presenta più di un punto di contatto con la tradizione americana (pur citando, nel contempo, quella inglese). Entrambi impegnati a far maturare una musica che disco dopo disco si rivela sempre più indipendente e capace di camminare con le proprie gambe.
Come accade anche in “Carousel”, secondo disco degli Annie Hall – l'esordio “Cloud Cuckoo Land” risale al 2007 - e passo in avanti deciso nella definizione dell'immaginario del gruppo. Quest'ultimo sempre più vicino alle raffinatezze degli ultimi Wilco - come rivelano brani come “Jelly's Dream” - e in generale teso a una musicalità componibile capace di lavorare sul dettaglio, attratta dalle armonie vocali, persino ricercata nel suo conciliare malinconie su chitarra acustica e voce (“Rainy Day”) a brani più strutturati. Tra gli undici episodi del disco si coglie un Elliott Smith di sghimbescio (“Moening News”), certi Beatles da cabaret cesellati da un country in prestito (“Violet”), rimembranze Mojave 3 (“Here Is Love”), per un'opera che conquista fin dal primo ascolto. Da un lato per l'estrema cura con cui è realizzata, dall'altro per il soppesare ragionato di una scrittura che riesce ad essere equilibrata e creativa al tempo stesso.
Contatti: www.myspace.com/unclepig
Fabrizio Zampighi
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