A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
Alessandro Tedesco AlkŠmik Quintet
Kimica
Radar
Segnatevi questo nome, Alessandro Tedesco. Certo, prima di farlo d’obbligo un’avvertenza: dovete essere appassionati di jazz. E non intendiamo jazz-contaminato-da, ma proprio quel filone standardizzato che riassume vari decenni, dallo swing al bop, passando per parentesi più leggere (mutuate, ma solo in leggerissima filigrana da rock, reggae, eccetera), quello che si ascolta nei jazz club, dal laccato Blue Note milanese ad altri con più storia, più salutare sudore, più passione. Insomma, non il circuito indie, proprio per nulla. Ma la musica buona non ha circuiti. Tanto più che l’Alkèmik Quintet suona con coesione e coi giusti toni – l’unica osservazione che potremmo fare è che in alcuni casi, vedi il “C’amor’” composto da Zurzolo (nome importante della seria A del jazz italiano), al basso elettrico era preferibile un contrabbasso. Ma a parte questo, tutto molto ben fatto. Ciò che più ci piace notare è che le composizioni firmate dal band leader sono fra le migliori (“Spinning” e “Kimica” soprattutto); quindi sì, il suo nome molto facilmente si farà strada nel panorama jazz nostrano. Già così è un buon inizio. Viene la curiosità di immaginare cosa potrebbe fare Tedesco se si aprisse alla contaminazione con altri generi e stilemi; ma intanto è saggio fare un passo alla volta. Il primo passo va su strade sicure, ma è ben portato.
Contatti: www.myspace.com/alessandrotedesco1976
Damir Ivic
Torna


