A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
Graziano Romani
Con "Between Trains" (Freedom Rain) Graziano Romani, uno dei maggiori rocker di casa nostra, propone il suo personale tributo alla storia della musica che più ha amato, ascoltato, cantato e vissuto. Un album che arriva dopo l’esperienza del disco italiano "Tre colori" e che offre l’opportunità di conoscere brani davvero nascosti di quei musicisti che a tutti gli effetti compongono la spina dorsale, le fondamenta della musica che ha accompagnato le nostre vite. Graziano è persona schietta e sincera, maniaco della perfezione, lavoratore instancabile sul palcoscenico ed anche in studio. Gli abbiamo chiesto di raccontarci un po’ di questo nuovo capitolo di carriera, che giunge puntuale a testimoniare una straordinaria prolificità e una sempre più importante voglia di comunicare con chi lo segue.
Come stai Graziano?
Sempre acceso, come al solito… Le cose vanno bene, il mio lavoro mi dà sempre molti stimoli e soddisfazioni. Ho cominciato negli anni 80, e come allora mi emoziono sempre tanto facendo musica, quindi vado avanti con tutta la passione che riesco a metterci, con le mie storie da raccontare, e con lo stesso sogno degli inizi, continuando a crederci.
"Between Trains": dopo la parentesi italiana un tributo agli artisti stranieri che più hai amato e ami, anche quelli meno noti, tra l'altro interamente prodotto da te. Questo progetto denota la tua grande cultura musicale e contiene delle vere perle (le rivisitazioni di "Mutineer", "Brand New Day", "Don’t Fall Apart On Me Tonight" e "Struggling Man" sono semplicemente meravigliose). Presentaci il lavoro: come hai scelto i brani e perché si tratta dei pezzi rari, minori, meno conosciuti delle loro produzioni?
È una scelta precisa. "Between Trains" è il mio 14° album, ed è il mio personale omaggio ad alcuni dei grandi cantautori che mi hanno influenzato ed aiutato a diventare un songwriter: Warren Zevon, Van Morrison, Bob Dylan, Jimmy Cliff, e poi Peter Gabriel, Robbie Robertson, Judee Sill, Dave Cousins degli Strawbs… È forse il mio modo speciale di ringraziarli: ho scelto di proposito molte canzoni “oscure e rare” perché spesso sono quelle che preferisco, a volte gli hit dopo un po’ mi vengono a noia. Rivisitare degli hit sarebbe stato troppo ovvio, ho invece scelto canzoni come "Sound Of Free" di Dennis Wilson, mitico indimenticato batterista dei Beach Boys, uomo selvatico ma con un talento da autore di grande livello, purtroppo sconosciuto al grande pubblico, specialmente qui da noi. Questo brano uscì solo su 45 giri, alla fine degli anni 60, e ha un’anima ed un tiro pazzeschi. Mi sono misurato anche con un brano dal tipico sapore jazz scritto dalla divina Joni Mitchell, "Last Chance Lost" tratto dal suo "Turbulent Indigo", è stato emozionante interpretarlo, alla mia maniera, prendere o lasciare. Il brano meno raro è senz’altro "Wichita Lineman" di Jimmy Webb, un successo mondiale amato e ripreso tantissimo, con una melodia invincibile… Anche i Nomadi di Augusto Daolio ne fecero una bella versione tanti anni fa, con testi in italiano scritti da Mogol: ricordo che ero un bambino e la canticchiavo, si intitolava "L’auto corre lontano, ma io corro da te". Spesso mi dicono che queste mie interpretazioni sono riuscite particolarmente bene, che sono sincere e cantate con l’anima, che sono riuscito a renderle mie: questo per me è davvero il complimento più bello.
Ho notato che hai escluso Tom Waits. Eppure la tua voce si presterebbe molto bene...
Guarda, ho sempre nel cuore Tom Waits, già ai tempi della mia prima band, i Rocking Chairs, facevo spesso dal vivo "Downtown Train". Poi negli show da solista, negli anni ho interpretato "Ol’ 55", "Jersey Girl" e anche "Tom Traubert’s Blues". Non le ho però mai registrate in studio. Chissà, magari se realizzerò un "Between Trains 2" allora un pezzo di Waits sarà assolutamente d’obbligo! Ultimamente sto ascoltando in macchina il disco di cover di Tom Waits fatto da Southside Johnny con l’orchestra, e mi piace molto. Mi ha invece molto deluso l’album di Scarlett Johansson, brava e bella attrice ma scarsa interprete vocale, credo.
Recentemente alcuni altri rocker ti hanno donato un disco tributo, a tiratura limitata. Ce ne vuoi parlare?
È stata un’ambiziosa iniziativa del mio club di aficionados, ovvero la Mailing List degli “Spiriti Liberi”. Monica, splendida webmaster del mio sito www.grazianoromani.it e curatrice del progetto intitolato “Graziano Romani Revisited” ha invitato tanti artisti, italiani e stranieri, a partecipare al disco con una interpretazione di un brano mio. Beh, sono davvero onorato, ogni artista è stato eccezionale, ed inoltre ogni periodo della mia discografia è stato toccato, sia con canzoni in inglese che in italiano. Sono tanti, e non ha senso ora citarli tutti, ma ricordo Dirk Hamilton, i W.I.N.D., Carolyne Mas, gli Snow Rose. Si è rivelata un’esperienza talmente positiva e gradita che si vocifera di un secondo volume già in preparazione per il Raduno degli Spiriti Liberi 2009!
Sei soddisfatto dell’esperienza italiana con l’album "Tre colori"?
Assolutamente. "Tre colori" lo sento come uno dei miei lavori più riusciti, il mio terzo di canzoni in italiano, dopo "Graziano Romani" del 1993, e "Storie dalla via Emilia" del 2001. È un disco appassionato e schietto, che mi rappresenta appieno, legato strettamente alla mia terra e la mia città, Reggio Emilia: in questo mio cercare di catturare l’essenza emiliana mi sono fatto aiutare da tanti splendidi musicisti ed amici, tra cui i Modena City Ramblers, Elio delle Storie Tese, ed i fratelli Marino e Sandro Severini, ovvero i Gang. Queste collaborazioni, sfociate poi in veri e propri duetti, lasciano trasparire la sintonia e la sincera amicizia che ci lega, e tutta la passione e le idee che condividiamo. Tutto sommato, è stata un’esperienza fantastica, adoro cantare le mie canzoni in italiano, e anche se per la verità ho forse un po’ troppo abituato il mio pubblico ad una mia costante “versatilità bilingue”, ho comunque già scritto vario materiale e mi piacerà in un prossimo futuro tornare ad un nuovo progetto nella mia lingua madre.
A mio giudizio quel disco ti ha collocato fra i cantautori del nostro paese meno allineati e più veri. Sei uscito un po' dal cliché dello Springsteen italiano che forse per troppo tempo ti era stato appiccicato. Tra l’altro hai anche vinto il premio Ciampi...
Si, è stata una grande emozione, ho vinto il Premio Ciampi con una interpretazione di "Confesso", intensa canzone antimilitarista scritta dal grande cantautore livornese nel 1962, e questo riconoscimento mi riempie di orgoglio. Ho cercato di renderla mia, accendendola di energia e passione, rivestendola anche delle sonorità che caratterizzano i miei ultimi lavori: "Confesso" è stata poi pubblicata nell’album ufficiale dedicato a Piero Ciampi, e l’ho anche eseguita dal vivo la sera della premiazione, e poi successivamente anche spesso nelle date del mio Tre Colori Tour.
Sei stato ospite del raduno springsteeniano di Rotterdam a fine settembre. Vuoi raccontarci qualcosa?
Big fun! Grande divertimento, tanto rock’n’roll davanti ad un pubblico eccezionale. Nei due concerti che ho tenuto alla convention olandese, ho anche avuto modo di duettare e jammare con il mitico primo batterista di Springsteen, quello dei primi due dischi, ovvero Mad Dog Vini Lopez. Lui ora è il leader degli Steel Mill Retro e ripropone i leggendari brani che suonava Bruce agli inizi. Oltre che un gran batterista, Vini è anche un buon cantante, ricordo che abbiamo duettato insieme in alcuni classici del rock, tipo "Johnny B. Goode", "Louie Louie" e tanti altri. Ricordo un calore ed una emozione incredibili in quelle serate, presentavo anche il mio "Between Trains" appena uscito, includendo anche la springsteeniana "Real World", e oltre ad una manciata di brani miei ho anche eseguito cose tipo "The Promise", "Factory", "Badlands", "Wreck On The Highway". Indimenticabile.
Da quando gestisci la tua etichetta sforni all’incirca un disco all’anno e suoni di continuo. È il periodo migliore, più creativo, della tua carriera?
Questo mio prolifico “periodo creativo” continua dal 2000, ho fatto uscire ben otto album, uno all’anno più varie “schegge” pubblicate su album-tributo e tanti altri progetti. In questi giorni è in uscito “My Land Is Your Land”, disco di Ashley Hutchings - della formazione originale dei Fairport Convention - e Ernesto De Pascale: io canto un divertente brano rock-soul, intitolato "You Are What You Eat". Ultimamente sto anche aderendo ad un’iniziativa benefica, ovvero un CD prodotto da musicisti della mia zona, al quale parteciperò con un paio di brani.
Sei un autore molto cinematografico, lo dimostra anche il video di "Between Trains". Qual è l’ultimo grande film che hai visto e che ti senti di consigliare?
Mmmh, grande film è una parola grossa; uno è "Into The Wild", a me è piaciuto tantissimo, molto toccante. Compresa la colonna sonora. Mi piace parecchio anche rivedere i vecchi classici in DVD: un film che ho nella mia collezione che consiglio vivamente è "I duellanti" di Ridley Scott agli esordi nel 1977, con Keith Carradine e Harvey Keitel. Oppure "Un uomo chiamato Cavallo" del 1970 con il grandioso Richard Harris. O magari "La morte corre sul fiume" di Charles Laughton, con Robert Mitchum, del 1955.
Cosa c'è nel futuro di Graziano Romani?
Facile. Un nuovo album per il 2009! No, non scherzo, sto già registrando vario materiale in studio, per un progetto che legherà le tematiche del rock e del fumetto, due mie grandi passioni, rock&comics insomma. Sarà un vero e proprio concept-album dedicato ad un personaggio dei fumetti tutto italiano, creato nell’ormai lontano 1961 da Sergio Bonelli e Gallieno Ferri, ovvero Zagor. Ho già scritto vari brani originali, e inoltre includerò anche qualche antico traditional di origine irlandese e nord-americana; le sonorità saranno quindi molto folk e acustiche. Sono un fan di Zagor fin da bambino, e recentemente ho realizzato un brano e l’ho intitolato "Darkwood", appositamente per gli appassionati “zagoriani”, per questo ora sono letteralmente al settimo cielo al solo pensiero di confezionare un disco intero dedicato all’eroe che mi fece tanto sognare da ragazzino! Questo progetto mi appassiona molto, è come scrivere e registrare la soundtrack per un film, solo che in questo caso si tratta delle fantastiche avventure di un personaggio dei fumetti, ambientate nelle terre selvagge della frontiera americana. Inoltre, insieme al soggettista Moreno Burattini, sto anche scrivendo un libro-biografia sul geniale creatore grafico di Zagor, il maestro ligure Gallieno Ferri: la data di pubblicazione dovrebbe essere nella tarda primavera. E comunque sia, nel mio futuro vedo tanti concerti, sai la nuova tournée di "Between Trains" è appena iniziata, e certamente si protrarrà per tutto il 2009, sia in Italia che all’estero. La mia band gira a mille, con Cristiano Maramotti, ex chitarrista di Piero Pelù e dei Gang, con Max Ori e Pat Bonan che insieme formano una potente e precisa sezione ritmica. E con un repertorio di canzoni ormai davvero corposo, ci metterò probabilmente cuore, corpo ed anima. Maniche sempre rimboccate, quindi… E sempre acceso!
Contatti: www.grazianoromani.it
Marco Quaroni
Torna
Unmade Bed
The Tunas
Shots In The Dark
Ministri
Lebowski
Jester At Work
Hot Gossip
Graziano Romani


