A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
Intellectuals
Esiste a Roma una fertile scena underground d’impronta garage, punk e rock’n’roll. Basta citare qualche nome: Taxi, Transex, Cactus, Motorama e, per quel che ci riguarda più da vicino, gli Intellectuals. Grazie all’apporto di Tina, chitarrista delle Felt Ups, gli Intellectuals sono diventati adesso un terzetto e ritornano in pista con un devastante ed esplosivo secondo album, “Invisible Is The Best” (Hate/Dead Beat). Registrato in soli quattro giorni, allinea quattordici canzoni deliranti, selvagge e urticanti, che tengono sempre accesa la fiamma del migliore lo-fi trash garage-punk-blues esistente qui in Italia. Ne abbiamo parlato con i diretti interessati, Francesco ed Elena, rispettivamente chitarra e batteria della formazione romana.
Entriamo subito in tema. Come sta andando il vostro nuovo album? Perché avete deciso di stamparlo su due etichette differenti, la versione in vinile con la romana Hate Records, quella in CD con la Dead Beat Records di Cleveland?
Elena: Non lo abbiamo deciso a priori. Come sempre, cerchiamo di produrre un certo numero di demo prima; quando abbiamo un certo numero di canzoni le facciamo sentire ai nostri amici Chicca e Giggi di Hate, se gli piacciono le stampano. Il tipo di Dead Beat ci ha scritto ricoprendoci di complimenti assurdi ed era fortemente intenzionato a stampare qualcosa in America, contemporaneamente alla Hate. Aveva intenzione di fare solo il vinile (che poi è il nostro supporto preferito), così abbiamo preso la palla al balzo e abbiamo proposto di fare il CD a Dead Beat.
Francesco: Per ora non so come vanno le vendite, ma i responsi sono quasi tutti positivi, ci sono state tante buone recensioni.
Rispetto al primo album “Black! Domina! Now!” va segnalato un allargamento della formazione dall’originario duo a terzetto, con l’entrata di Tina dietro le tastiere. Perché avete aggiunto un terzo elemento?
F: Anzitutto diciamo che le tastiere erano presenti in molte canzoni anche sui dischi precedenti, perfino sul nostro primo singolo c’erano due canzoni su quattro con la tastiera. Insomma, è uno strumento che ha sempre avuto una parte nel nostro modo di suonare; certo, adesso è un po’ più importante e presente, ma non credo abbia cambiato il nostro stile. Abbiamo scelto di allargare la formazione per diversi motivi, dal vivo volevamo che pezzi come “Fish’n’Chips” suonassero come sul disco. C’era poi una questione di vita del gruppo: dopo 5-6 anni solo in due, avevamo bisogno di cambiare aria. Così ad un certo punto ci è sembrata una buona idea far entrare un’altra amica nel gruppo… E poi Tina è fenomenale e nessuno suona una singola nota come lei!
La vostra proposta, però, non cambia nella sostanza. Si tratta della solita urticante e selvaggia miscela a base di punk ’77, rock’n’roll, blues, Sixties garage, con sonorità tipicamente lo-fi. La musica degli Intellectuals è ormai diventata un vero e proprio marchio di fabbrica, facilmente riconoscibile al primo ascolto. Confermate?
F: Penso proprio di sì, quelli sono i punti di riferimento principali, e credo che rimangano riconoscibili ascoltando anche questo nuovo disco. Il tutto però va rivisto in chiave Intellectuals, così inseriamo sempre qualcosa che non sia troppo scontato, ma che provenga dai nostri gusti e sia legato al nostro modo di fare. Per esempio, qualche giorno fa stavamo provando un pezzo nuovo che canta Elena, è una sorta di r’n’b/punk molto semplice e diretto. Poi Tina ha aggiunto uno strano giro di tastiera improvvisato, che lo ha reso oscuro e drammatico, però senza forzature dark: è diventato subito una cosa diversa, meno catalogabile. Ecco, queste piccole sfumature ci fanno impazzire, anche se a notarle non sono in tanti.
L’album contiene tre cover: “White Light/White Heat” dei Velvet Underground, “Identity” degli X-Ray Spex e “Never Understand” dei Jesus And Mary Chain. Come mai questa scelta?
F: Ci piacciono cose molto diverse. La cover dei Velvet Underground è nata per gioco: dovevamo partecipare ad una festa di Halloween impersonando un gruppo storico e noi scegliemmo i Velvet Underground, perché li riteniamo fondamentali, esageratamente stilosi e con canzoni come non se ne sono mai sentite. La festa andò bene e rimase questa cover. Jesus And Mary Chain, perché io ed Elena veniamo da quegli anni là: nel 1987 scoprire quel disco fu decisivo. “Identity” è semplicemente una grande canzone con una stupenda voce femminile di uno dei gruppi che amiamo di più del ‘77. Quindi alla fine scegliamo le cover anche in maniera affettiva.
Tra i vostri ascolti vi sono i dischi targati In The Red, Crypt e Rip Off, tre etichette chiave per comprendere il punk/lo-fi americano degli anni 90. Siete stati anche molto influenzati dai Bassholes, con cui avete pure suonato. Avete avuto l’occasione di conoscerli personalmente? Che tipi di persone sono?
F: Fantastici. Don Howland ci ha scritto da poco e speriamo di rincontrarci per qualche concerto insieme. Sono tutte persone (anche Jeffrey Evans) che forse non si rendono neanche conto di quanto sono importanti per noi. Quella sera abbiamo diviso il palco, parlato un po’, scambiato dischi… è stato grande.
Elena, la vostra batterista, prima è stata batterista delle Bambine Cattive e poi, tra il ’96 e il 2004, cantante delle Motorama. Perché ha deciso di abbandonare le Motorama, il cui debut-album era stato accolto entusiasticamente dalla stampa specializzata?
E: È una storia semplice come tante altre: Laura e Daniela sono ancora mie care amiche, nonostante la separazione. Le Motorama hanno continuato molto bene anche senza la loro front-girl: ho preferito tornare dietro la batteria continuando a cantare!
“Invisible Is The Best” prende spunto nel titolo da un film di Joe Dante, “Donne amazzoni sulla luna”. Cosa vi piace di questo regista?
F: La sua attitudine smitizzante, è un film divertente, ci piace tantissimo ridere e quel film è micidiale per come colpisce certi luoghi comuni, ma non è che siamo grandi fan, certe cose nascono casualmente. Avevamo in mente di usare quella frase da tanto tempo, ha quel tono non-sense che si adatta a noi alla perfezione. E poi, per un sacco di gente noi siamo invisibili!
Quali tra i dischi che avete ascoltato di recente vi hanno maggiormente colpito?
F: Leather Uppers, Wooden Tit, Normals, Wipers, Time Flys, i live LP dei Reigning Sound.
Quali sono i vostri progetti imminenti?
F: Tour in Francia e Spagna con i nostri amici Normals, con i quali stiamo progettando uno split-LP. Sicuramente andremo a registrare a Strasburgo da Seb Normal, visto che le canzoni nuove già ci sono.
Contatti: www.myspace.com/theintellectuals
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