Fuori Dal Mucchio Numero Febbraio '07
A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini

Kama

Kama

Un versante della sua vena è surreale, ironica. Potremmo pensare a una zona musicale delimitata da Rino Gaetano, Daniele Silvestri, Povia, anche se lui dice “queste cose preferisco lasciarle decidere a voi”. Per altri versi si avvertono  forti contiguità con Jeff Buckley e Radiohead (“due nomi fuori dalla mia portata, io mi limito a scrivere le canzoni come mi vengono”). Lui è Kama, al secolo Ale Camattini. Il suo album d’esordio è “Ho detto a tua mamma che fumi” (Eclecticus Circus-V2/Edel), apprezzato esempio di una via italiana al pop sempre difficile da trovare.


Che rapporto hai con in cantautori classici? Hanno fatto parte della tua formazione?
Vengo da una famiglia di musicisti, in casa mia assieme ai Beatles e alla musica classica si ascoltava tantissima musica d’autore. Dalla, Bertoli, De André, De Gregori, Graziani, Nannini, Lauzi… Mio padre è una specie di enciclopedia vivente della musica italiana e spesso mi lasciavo ammaliare dai suoi racconti. Credo che alcuni di questi cantautori abbiano raggiunto dei livelli di sensibilità nella scrittura che tutt’ora non ha eguali al mondo. Anche adesso non mi faccio mancare i dischi di Bersani, di Pacifico e di tanti altri. In sintesi, nella mia formazione, hanno senza dubbio avuto un ruolo più importante questi nomi che non i Radiohead o Buckley.

Ti senti parte di una “scena milanese”? Quali sono secondo te i suoi connotati, rispetto ad altre scene italiane?
Io non sono milanese, sono un brianzolo con cuore parmigiano. Ho il sentore che non si tratti di una scena, quella milanese, quanto di una serie di piccole individualità non troppo solidali tra loro.

Con il gruppo degli Scigad hai collaborato con Afterhours, Carmen Consoli, Bluvertigo.  Cosa ti è rimasto di quelle esperienze?
Valutando l’aspetto umano e la mia crescita individuale, mi è rimasto molto. Ho cominciato a fare concerti a 15 anni, e negli anni d’oro della musica indipendente italiana. È ovvio che calcare palchi grossi e con tanto pubblico, ti rende un po’ più disinibito. Devo tuttavia dire che al termine della mia esperienza di batterista l’ambiente in questione mi aveva un po’ annoiato e deluso. A Milano ogni gruppo faceva gara a sé, mentre a Roma, per esempio, la scena si arricchiva di collaborazioni. Artisti meno noti potevano contare sull’appoggio di quelli già affermati. Che poi, se ci pensi, è una storiella che va ad alimentare gli stereotipi del milanese bauscia e del romano compagnone.

Sembra che anche nella proposizione di te come personaggio, oltre che musicista, tu voglia affermare la portata rivoluzionaria della normalità. Cos’è che ci ha trasformato così? Perché siamo diventati così brutti, così incapaci di vivere, semplicemente?
Non so se ho una risposta da darti. Anni fa mi capitò di studiare una tribù originaria del Senegal, i Diola. Mi incuriosì sapere che bambini, adulti ed anziani dedicano più di 4 ore al giorno all’ attività ludica e meno di tre al lavoro. Un equilibrio perfetto che durava da millenni. Fame e carestia sono arrivate nel momento in cui i giovani scappavano da villaggi per andare a lavorare nelle città. Dodici ore di lavoro giornaliere in fabbrica per potere comperare un paio di jeans e una Coca Cola. Cosa ci trovi di razionale?

Nulla.
Ad ogni modo, comprendere chi siamo, hic et nunc, implica un certo sforzo che forse non siamo più disposti a fare. Preferiamo la comodità, fisica e anche mentale. Ci lasciamo intrattenere dalla tv, dalle automobili e dai supermercati per non affrontare i grandi dilemmi della storia. Con i soldi compriamo l’opportunità di non farci troppe domande.

Ci tieni a mantenere un tiro pop, non snob, a rimanere leggero. Facciamo un gioco: qual è la formula per il pezzo pop perfetto? In percentuali.
Diciamo che se dovessimo cucinare una torta il pan di Spagna sarebbero i Beatles, la crema tutti i cantautori italiani degli ultimi trent’anni. La panna montata, le gocciole di cioccolato, la frutta fresca la deve mettere chi scrive la canzone, ed è quello che fa davvero la differenza.

Hai due lauree. Il tuo mestiere, anche da grande, è quello di musicista? Come mai?
La seconda laurea è in tecniche audioprotesiche, alla facoltà di medicina mentre la prima l’ho conclusa con una tesi sull’ipoacusia infantile. Mi sono innamorato del problema dell’udito e mi occupo di fare sentire chi ci sente poco (così magari si compra pure il mio CD…). Scherzi a parte, mi piace studiare e conoscere, mi piace pormi delle domande e cercare le risposte. Fa bene al mio senso critico, sento che mi fa crescere e migliorare. Vorrei lasciare un, seppur piccolo, segno del mio passaggio su questo pianeta, possibilmente positivo. Quindi tengo tante porte aperte. Quello del cantante è un ruolo, non la mia persona. Tolgo il cappello e ritorno nella vita reale.

Alle chitarre il tuo disco si avvale delle performance di Lorenzo Corti, Musical Buzzino, già valida spalla di Cristina Donà, Cesare Basile. Com’è stata l’intesa con lui?
Lorenzo è un grande chitarrista, con molto talento. Credo che sia riuscito ad entrare in sintonia con quello che suono, e che abbia dato un contributo significativo. Anche Paolo Mauri è stato essenziale nella buona riuscita del disco. Per me è stata un’occasione, ho imparato molto registrando “Ho detto a tua mamma che fumi” ed ho tanti amici in più. Manca solo il Lucano, insomma.

Ci parli della tua partecipazione al CD tributo dedicato a De Gregori, allegato con Mucchio Extra? Com’è andata? La scelta di “L’abbigliamento di un fuochista” è stata tua?
La scelta è stata mia e assai celere. Quando mi è stato chiesto di preparare il mio contributo al cd tributo ho pensato subito a “L’abbigliamento del fuochista”. “Titanic” è un disco meraviglioso il cui vinile maneggiavo da ragazzino. Mi piaceva l’idea di condividerlo con un cantautore e di confrontarmi con lui. Bugo ha accolto con entusiasmo, abbiamo trascorso una giornata esilarante in studio e il risultato è piaciuto tantissimo a tutti e due. Dimostrazione in più del fatto che la musica italiana è più viva che mai, basta tirarla fuori dagli scaffali.

Contatti: www.alekama.it

Gianluca Veltri



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