2Hurt
WORDS IN FREEDOM
Helikonia Factory
Accadono cose assai curiose, nel mondo della musica: ad esempio che Paolo Bertozzi, già chitarrista degli indimenticati Fasten Belt, superata di un bel po’ la cinquantina decida di reinventarsi cantautore, seppure celando la sua identità dietro una sigla condivisa con la giovane violinista Laura Senatore. Pubblicato ufficialmente solo ora, dopo essere stato per alcuni mesi acquistabile in Rete in un’edizione privata, Words In Freedom è il primo album dei 2Hurt: dodici pezzi avvolgenti e suggestivi, dalle atmosfere scure e dai toni ipnotici, dove echi blues e riferimenti a una sorta di psycho-folk legato all’immaginario desertico accompagnano testi (in inglese) fascinosamente sussurrati. Un disco di notevole intensità ed equilibrio estetico, nonché di rilevante spessore compositivo, meritevole di encomio anche per l’unica, coraggiosa cover: una Hurt che non eguaglia in bellezza l’originale dei Nine Inch Nails e la rilettura di Johnny Cash ma si inserisce brillantemente in scaletta senza concedere pretesti per gridare al sacrilegio. Una bella sorpresa che, a quanto si dice, si conferma tale alla prova del palco.
Federico Guglielmi
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