Green Pitch
Ace Of Hearts
Ryko/Audioglobe
Accade tutto all’improvviso: un viaggio in Olanda, l’invito di una coppia di amici a trascorrere una serata in terrazza, una caduta, la paralisi alla spina dorsale e la vita di Rex Garfield che cambia nell’attimo di un secondo. In meglio. Perché da una diagnosi che non lascia speranze, la splendida cantante dei Green Pitch - francese di nascita, danese di adozione - trova la forza per andare oltre: decide che vuole comporre musica e, con l’aiuto del chitarrista Ste Rasch, costruisce una sala di registrazione personale dove incide un debutto (“The Outlet Pass”) che, ancora oggi, in patria considerano un piccolo capolavoro. Nulla, comunque, se confrontato alla magia di “Ace Of Hearts”, con le parti vocali (“Slow Down”) fragili e lucenti come un cristallo prezioso (e che, a tratti, ricordano qualcosa delle discografie di Björk e Mazzy Star) e i testi - ovviamente autobiografici - in grado di trasmettere, simultaneamente, un senso di desolato dolore e luminosa speranza: rimanere distaccati di fronte alle liriche di “Annie’s Vision” o di “In Amsterdam”(sorta di cronistoria degli eventi) è impresa impossibile; al pari impossibile non restare affascinati dalla fragorosa quiete che contraddistingue “Midnight” e “New Year Departure”, duetti onirici e appena pizzicati da un’elettronica minimalista che ne esalta addirittura il fascino, e “Haunted By The Moon”, con gli archi a sottolineare un doloroso passato che, è inevitabile, rimane sempre presente. Ma non lasciatevi commuovere dalle sue vicende personali - la Garfield della compassione non ha alcun bisogno - ma limitatevi ad accostare Ace Of Hearts alla beatitudine che, ad oltre quindici anni l’uno dall’altro, ancora trasmettono Until Death Comes di Frida Hyvonen e “Reading, Writing And Arithmetic” grazie al quale, nel 1990, si fecero conoscere i Sundays (“Unpredictable, Illogical” sembra quasi una loro cover) ovvero alla dolcezza sotto forma di bassa fedeltà di una qualsiasi opera di Sufjan Stevens. È il miglior regalo che potete fare: non a lei, a voi stessi.
Gabriele Pescatore
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