The Unseen Guest

The Unseen Guest

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Tuition/Family Affair

Non ci troverete incredibili rivelazioni multiculturali e quartomondiste in questo disco, nonostante la quantomeno curiosa alchimia geografica che lo ha generato: Declan Murray, irlandese, da una parte, Amith Narayan, indiano, dall’altra, alle prese con voci e chitarre. Ci troverete però una scaletta pressoché impeccabile costituita da canzoni l’una più bella dell’altra. Non mancano gli spunti esotici, percussioni, archi e flauti soprattutto, ma il nucleo è costituito, come nel precedente “Out There”, disco buono ma non ancora a questi livelli, da strutture folk, blues e pop che saccheggiano abilmente senza mai farsi beccare con le mani nel sacco. A parlare e a convincere ci pensano quindi i risultati: una “Miracle Mile” che parte cadenzata come “Requiem pour un con” di Serge Gainsbourg  e diventa uno stupefacente apocrifo dei dEUS più struggenti, una “Don’t Let It Show” che potrebbe essere un Donovan d’annata, il pigro e assolato vaudeville mediterraneo di “Ancient Greek”, l’incalzare quasi mariachi di “Love Song #10”, la spoglia teatralità di “Reduce It To A Kiss”, il blues a rotta di collo di “Conga Line” e una autorevole versione, chitarra e archi, di “Everybody Knows” di Leonard Cohen, che rappresenta la definitiva cartina al tornasole di un disco di inattesa profondità.

Alessandro Besselva Averame


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