Rufus Wainwright

Rufus Wainwright 13 maggio, Firenze

Raramente capita di assistere a qualcosa di emozionante come la prima metà dello spettacolo che Rufus Wainwright sta portando in giro per l’Europa, dedicata all’esecuzione integrale dell’ultimo album “All Days Are Nights”, una raccolta di canzoni segnate dal dolore per la recente scomparsa della madre, la cantante folk Kate McGarrigle.
Stretto in un’aderente tunica nera, con tanto di strascico e collo di piume, Rufus entra in scena nel più assoluto silenzio, si siede al piano e con "Who Are You New York?" inizia la calligrafica riproposizione di “All Days Are Nights”, risultando - complice anche l’atmosfera irreale nel teatro: banditi gli applausi su espressa volontà dell’artista - appassionato e toccante e, risultato nient’affatto semplice da raggiungere quando contemporaneamente si cerca - e si ottiene - l’immacolata fedeltà nell’esecuzione. La voce tiene in alto e in basso in modo eccezionale, e anche le doti pianistiche vengono fuori con cristallina bellezza. "The Dream", nella sua virtuosistica perfezione, lascia tutti sbalorditi, mentre "Zebulon", il pezzo di chiusura, quello più esplicitamente legato al lutto familiare, è commozione senza remore. Dopo l’ultima insistente nota di piano, Rufus alza le mani dalla tastiera e, in un silenzio non rotto nemmeno da un sospiro, si avvia all’uscita e allora sì, con l’artista già dietro le quinte, il Teatro Comunale erompe in un grosso applauso. Nemmeno Antony Hegarty, uno che non lesina pathos quando esegue le sue torch songs, riesce ad essere dal vivo così straziante. Nella seconda metà dello show Rufus propone l’altra faccia, quella da consumato entertainer, in gilet e calzamaglia, pronto a interrompere più di un’esecuzione per dialogare col pubblico. Le canzoni vengono pescate da tutto il repertorio, ora sentimentali ora giocose. L’intensità della prima non viene nemmeno sfiorata, ma a rendere memorabile anche questa seconda parte ci pensano "Nobody’s Off The Hook", "The Art Teacher", la splendida "Vibrate", dedicata a Maria Callas, la paralizzante "Dinner At Eight" e l’immancabile "Cigarettes And Chocolate Milk", che Rufus si rammarica di non poter cantare in italiano come vorrebbe.
Nei bis tornano i brividi con tre pezzi perfetti: Poses, Going To A Town e The Walking Song, un brano di Kate McGarrigle con cui Rufus chiude idealmente il cerchio emozionale dopo quasi due ore e mezza. Strepitoso.

Pierluigi Lucadei





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