Massimo Volume & Fausto Rossi

Massimo Volume & Fausto Rossi

Ferrara, Piazza Castello, 11 Luglio 2009

Presenza sciamanica di Fausto Rossi al concerto di Mimi Clementi e compagni. Evento del'anno? No, ma sicuramente i numerosi presenti potranno dire "io c'ero".

Difficile commentare in modo lucido e cronistico una serata che porta in sè il seme del big happening e che suscita ineludibili aspettative e curiosità, in larga parte legate all'atteso ritorno alla scena pubblica di Fausto Rossi. Altrettanto difficile riuscire a cogliere l'evento nella sua interezza, perchè dietro l'apparente semplicità del fatto (Massimo Volume e Fausto Rossi suonano insieme a Ferrara l'11 Luglio 2009 e tant'è) si nascondono intrecci sorprendenti che paiono trascendere il fattore del tempo.
E' dunque un atto forzato quello di limitarsi a poche osservazioni estemporanee, ad esempio che i Massimo Volume sono in forma smagliante e che la loro reunion artistica ha oggi più che mai un senso; l'autorevolezza priva di autocompiacimento si unisce alla forza ed al magnetismo di brani ancora straordinariamente attuali, nobilitati dalla solida performance di una band all'apice della maturità ed impreziosità dalla sensibilità avant rock di Stefano Pilia, ormai membro stabile della formazione.
I Massimo Volume mostrano un vigore ed un'intensità non comuni ed e' nel corso de "Il Primo Dio", in quel "c'è forza nelle tue parole" scandito e ripetuto da Emidio Clementi, che si viene trascinati dentro scenari amniotici, fatti di stanze piccole, uomini spezzati e derive di provincia così spesso ricorrenti nell'immaginario artistico del gruppo.
E poi, ma solo in ordine cronologico, Fausto Rossi: presenza sciamanica autosottrattasi alle scene per oltre un decennio, che torna a svelarsi attraverso composizioni scarne e rarefatte, pervase da reminiscenze dylaniane ben lontane dall'irrequieta attitudine sperimentale del passato. Un percorso evolutivo tormentato ma che appare stasera come profondamente autoconsapevole. Nonostante gli inevitabili cali di tensione figli della disabitudine (o forse idiosincrasia) al palcoscenico, il karma di Fausto Rossi fluisce lento e persuasivo, lasciando la netta sensazione che il suo ritorno sia qualcosa  di necessario, per quanto richieda ancora tempo prima di potersi svolgere compiutamente e rivelare forse una nuova identità dell'uomo e dell'artista. Nella proclamazione de "L'autodifesa di Charles Manson", la scarnificazione si completa in forma di reading. Parole taglienti ed urticanti, che costringono ad interrogare la coscienza individuale e ancor più quella sociale, oggi completamente devastata ed assoggettata all'establishment. Al di là delle molteplici chiavi di lettura, resta questo il graffio più profondo che squarcia la serata.
Evento dell'anno dunque? No, piuttosto un concerto tanto affascinante e capace di vertigini quanto imperfetto, che nella sua architettura dualista lascia il fianco scoperto a diversi appunti,  forse perchè la forza dei Massimo Volume si esplicita appieno e trova massima risonanza in ambienti più intimi e raccolti, forse perchè Fausto Rossi non ha ancora maturato una neo-attitudine al palco, cosa che lo costringe a districarsi con qualche difficoltà fra sobrietà e timido impaccio, forse perchè i passaggi di testimone musicale hanno il vizio di impedire una scansione più fluida delle scalette, sommandosi peraltro a qualche occasionale complicazione di natura fonica.
Però paradossalmente è proprio in questa imperfezione che il live trova il suo compimento, perchè l'onestà intellettuale ed artistica dei protagonisti si manifesta in maniera inequivocabile. Nessuna sovrastruttura, nessun paradigma, solo l'urgenza comunicativa che asseconda la lucida profondità di pensiero. C'è di che ricordarne a lungo.
E' un crocevia importante quello in cui ci si ritrova qui a Ferrara: Massimo Volume e Fausto Rossi vi approdano insieme dopo aver percorso sentieri tortuosi e pare quasi che qui, adesso, tutto possa ricomporsi. Lasciandoci la convinzione che sia un bene per la musica italiana e pure per noi che le loro voci siano finalmente tornato nelle piazze. Per scuotere, per scuoterci.

Luca Palleschi





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