Filippo Bologna

Filippo Bologna Tutto inizia con un’erezione. Filippo Bologna, intervistando Sandro Veronesi, gli fa notare la somiglianza tra Caos calmo e Chiedi alla polvere di John Fante. L’erezione in mare del personaggio di Veronesi sarebbe l’omaggio al suo autore di culto. L’erezione della bottiglia, scherza Bologna, un messaggio spedito da Fante e arrivato a Veronesi attraverso le onde del tempo. I due restano in contatto. Veronesi lo sprona a scrivere ed ecco Come ho perso la guerra (Fandango, finalista al Premio Strega): storia di resistenza contro la volgarità e la bruttezza di un nuovo stabilimento termale che contaminerà l’antico borgo toscano dove il progresso è gradito quanto basta.

di Annarita Briganti

 

I temi del romanzo, l’ambientalismo e l’opposizione al progresso rappresentato dalle Terme, sembrano il fondamento dell’amicizia ormai datata tra i personaggi maschili e una copertura della storia d’amore tra Federico e Lea. Come se non avesse voluto scrivere ‘solo’ di questi sentimenti.
Penso che abbia individuato un punto importante. Ho letto molte definizioni del romanzo. Alcune si soffermano sull’ambientalismo: ‘romanzo di formazione a sfondo ecologico’. Altre ne sottolineano la reticenza perché la storia d’amore non sarebbe spiegata. Non mi ci riconosco molto. È l’ossessione della fiction, del sottotesto. Penso invece che sia un romanzo epico, d’amore e guerra. Un’epica moderna, eroicomica, un po’ cavalleresca. La guerra è una prosecuzione dell’amore con altri mezzi, l’amore stesso è una metafora della guerra. Ho cercato di trovare in questo libro multiplanare, a più dimensioni, un contenitore a un contenuto, a un flusso che avevo dentro.

Nel romanzo i nemici sono il turismo, i russi volgari (ma non le russe carine…), i soldi facili. Nella realtà contro cosa combatterebbe una guerra magari senza perderla?
Non si può sapere l’esito di una guerra senza averla combattuta. Sono un sognatore, un idealista, a volte un po’ fuori dal mondo. Non tollero le piccole ingiustizie. Sembreranno cose stupide e comuni (no, ndr) ma noto piccole usurpazioni quotidiane: stanno scomparendo le panchine, ovunque si deve pagare per andare in bagno... C’è un arretramento della dimensione umana e gli spazi vivibili si riducono. Non c’è più un posto per noi come uomini ma solo come utenti, cittadini, clienti, consumatori…

Si riconosce nel ‘passatismo’ del romanzo? Con un protagonista che si chiama Federico Cremona, onomatopeicamente uguale al suo nome, è facile, forse troppo, pensare che sia una storia vera.
So che alcuni aspetti di me potrebbero essere glamour per i giornali. Si è parlato di scrittore aristocratico. Invece non sono nobile ma sefardita, ho radici ebraiche. Non sono l’Emanuele Filiberto della letteratura (meno male, ndr). E non sono d’accordo sul ‘passatismo’. La caratteristica delle Avanguardie è di essere antimoderne. Se rileggiamo Pasolini o Bianciardi, all’epoca tacciati come retrogradi reazionari, capiamo che il loro pensiero ha retto quarant’anni e addirittura è all’avanguardia. Del fatto che sia una storia vera, l’autore e il narratore non coincidono neanche nell’autobiografia. Non sottoscriverei ogni pensiero del mio personaggio.

Nel finale il protagonista, quasi vergognandosene, non riesce a condividere con la sua donna questa bella riflessione: “È colpa mia se il passato è l’unica cosa in cui mi riconosco, se solo guardando indietro trovo il coraggio per guardare avanti?”
Non è una dichiarazione d’immobilismo. Sono nato in una piccola comunità (San Casciano, ndr), i fatti privati hanno una dimensione pubblica. La memoria collettiva è la nostra identità. Passato e futuro devono convivere, sono contrario al progresso che azzera. Non è un libro sul passatismo ma sulla dialettica tra il progresso e l’uomo e la natura. Un romanzo è il tuo Paradiso, il luogo dove puoi riparare i torti. In questa dimensione fantastica cerchi di risarcire le brutture del mondo.

La piccola comunità ha reagito in modo veemente. La bicicletta di sua sorella è finita in un cassonetto. Gli amministratori locali l’accusano di essere contro il turismo. Cose così.
Sono contento che il romanzo abbia suscitato critiche violente a livello locale. È comunque una reazione, una scossa rispetto alla marmellata dei giornali. Hanno interpretato la mia storia alla lettera confondendo autore e personaggio. Lo stabilimento termale è un falso bersaglio. Volevo scrivere una metafora del cambiamento non un bozzetto di paese.

Sta preparando un altro libro?
Non ancora. Ho perso una guerra e mi concedo una tregua. Voglio mettere un po’ di vita in mezzo, pensarci. Non c’è solo la letteratura.





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