Caterina Guzzanti

Caterina Guzzanti

Arrivo da lei una mattina di aprile, con una buona mezz'ora di ritardo. Caterina mi aspetta sulla porta di casa, un appartamento luminoso defilato dal centro di Roma. Cerca di mascherare la sua espressione imbarazzata. Non ama le interviste,  ma è gentile e disponibile. Mi offre il caffè, ci mettiamo sul divano. Di fronte a me una grande tela  con una moderna veduta della periferia romana. “E’ un quadro di Fabio Bisonni, un artista romano. Quella è la Prenestina sotto la tangenziale”. E poi: “Spesso mi arrabbio parecchio quando  rileggo le interviste che mi fanno, anche perché molte volte scrivono cose che non ho mai detto, e mai direi

Potrebbe essere altrimenti?

Forse si aspettano di incontrare una persona diversa:   io sono molto più seria dei personaggi che interpreto, e quindi se il giornalista viene da me pensando di tirare fuori l’intervista “un sacco simpatica” alla giovane comica, figlia di e sorella di,  magari rimane deluso. Anzi, questa, prima di pubblicarla, me la fai leggere, vero?”

Iniziamo con una piccola anamnesi: cnema, letture, musica….

Guarda, non ho gusti predefiniti. Mi viene in mente Marquez, tra gli scrittori preferiti, insieme a Saramago. Devo dire che ho una personalità ancora da formare, sotto questo punto di vista. Aspetto una guida, in realtà. Anche al cinema, cerco di vedere un po’ tutto.

E per questa intervista, quali domande ti aspetti?

Su Boris?

Certo, ma non hai fatto solo Boris.

Sì, ma al momento è la cosa che mi rende più orgogliosa….

Stare su un set nel ruolo di attrice deve essere stata un’esperienza diversa.

Per me, abituata a fare personaggi miei, è stato molto diverso recitare nel ruolo di Arianna. Sicuramente ci si sente scaricati da responsabilità nel fare una cosa scritta da altri.  E’ molto importante il confronto con gli autori del testo. L’interpretazione del personaggio viene decisa insieme, e nel prodotto finale il lavoro di squadra si vede.

Poi quest’anno gli stessi autori si occupavano anche della regia.

Esatto. Nella prima serie avevamo la regia di Luca Vendruscolo, che  però quest’anno non se l’è sentita di accollarsi tutto il lavoro. Così anche gli altri autori, Mattia e Giacomo, gli si sono affiancati. Questo a volte ha causato qualche problema: succedeva che seguivi l’indicazioni di uno, poi arrivava l’altro e te ne dava di completamente diverse, ma  Boris è un’esperienza insolita, un vero e proprio work in progress.. Ogni cosa scritta può essere migliorata nel momento di metterla in scena. E poi si sono creati rapporti veri di amicizia all’interno del gruppo. Anche se io non amo particolarmente frequentare le persone con le quali lavoro, con loro abbiamo formato una piccola famiglia.

Se non avessi intrapreso la strada dello spettacolo. Cosa avresti fatto?

Io quando ho finito la maturità ero decisissima a studiare Filosofia, la stessa materia che scelse Corrado. E per farlo andai in Inghilterra, in un college. Ero sicura della mia scelta, almeno fino a quando non arrivai lì. Non mi ci volle molto a capire che non ero fatta per vivere in un altro posto, cambiare città, così lontano da casa mia, dalla vita mia, che credevo potesse essere solo qui. Forse non ero abbastanza matura per quel cambiamento così veloce, ma nemmeno abbastanza spensierata da vivermi la cosa senza problemi. Devo dire che stavo molto male. Mi ritrovavo a piangere tutti i giorni. Sentivo il bisogno della famiglia, della mia migliore amica. Ero insicura, non sapevo neanche più perché avessi deciso di intraprendere questa esperienza, che alla fine non mi dava le soddisfazioni sperate. Non era quello il momento di affrontare un’esperienza del genere. Ora magari lo farei più tranquillamente. In poco tempo ero di nuovo a Roma, dove mi sono iscritta all’università. Ma ho  dato pochissime esami. Ma più che altro, come si dice a Roma, ho traccheggiato. Tradotto: ho perso un sacco di tempo.

Poi cosa è successo?

Poi Sabina propose a Serena Dandini di farmi fare chissà che cosa al Pippo Kennedy Show,dicendo che fin da bambina facevo una bellissima imitazione di mia madre in vestaglia.

Era il 1997. 

Esatto. Avevo 21 anni. Ecco, devo dire che dai 19 ai 21 penso di aver buttato due anni di vita.

Non ne hai persi molti. C’è chi riesce a fare di meglio.

Be’, ma anche dopo sono riuscita a perderne altri.

Comunque il tuo sembra quasi un destino segnato. Anche Corrado, ricordo che non aveva nessuna intenzione di fare spettacolo.

Mi ricordo che per lui, come per me, l’inizio è stato casuale, per quanto può essere casuale una cosa del genere in questa famiglia.  Comunque non so se era destino. Io pensavo che mai sarei riuscita, con la mia timidezza, ad affrontare la scena. Invece mi sono accorta che il palcoscenico è una vera e propria terapia contro la timidezza. Una terapia bellissima. Ed è così: un po’ ti devi violentare all’inizio, e poi è tanta la fifa, l’adrenalina, quel minimo di sfacciataggine che riesco a tirar fuori.

Infatti i tuoi personaggi parlano parecchio. Quanto c’è di Caterina nei personaggi che inventi? Mi viene in mente Orsetta, quella ragazzina terribile della trasmissione Buldozer, oppure Miss Italia, che proponi su 610 (di Lillo e Greg, su Radio2).

Personaggi come Miss Italia, oppure Orsetta, che facevo su Buldozer, sono parti di me. Sono miei modi di giocare nella vita. In Miss Italia c’è tutto il mio mondo del muretto, della piazzetta a Montesacro, delle amicizie… normali. Ecco, a differenza dell’esperienza di Boris, Miss Italia è completamente improvvisato. Con Lillo ne registriamo una decina in un pomeriggio. Neanche mi ricordo quello che viene fuori. Invece per Orsetta mi sono ispirata all’ambiente dell’equitazione, dei concorsi ippici, che è un altro mio mondo a parte.

Ho visto infatti, appena entrato, le coccarde e le coppe. Sono tutte vittorie?

Ma figurati. Sono premi di classificazione a gare e concorsi. La mia è un’attività semi-agonistica. Ho un bel cavallo di undici anni, si chiama “Grand Boy”. Il nome è un po’ coatto, ma quando l’ho preso, otto anni fa, già si chiamava così, e non porta bene cambiarlo.

Sai che su Wikipedia sei definita “giovane attrice schiva e versatile”.

Sì, mi ricordavo “schiva”.

Ed è vero?

Abbastanza. Mi imbarazzo moltissimo quando mi per strada mi fanno i complimenti. Cerco di avere un atteggiamento disinvolto, ma ho paura di apparire antipatica e spesso lo divento e quando i miei amici me lo fanno notare mi ammazzerei perché cercavo di essere alla mano ma non so perchè divento timido-aggressiva. Alcuni però se le cercano, mi fermano talmente emozionati che devono riprendere fiato per poi darmi l’originale notizia che mio fratello è un genio….

Mi sembra inevitabile. Certo che deve essere curioso lavorare con il fratello maggiore. Come ti senti ad essere la piccoletta della situazione?

Che rottura...

Questa situazione?

No, la domanda.

Allora cambiamo discorso: cosa guardi in televisione?

Non si può vedere niente. Quando accendo la tv la spengo subito dopo. Non trovo molte cose da salvare. A parte qualcosa su rai tre.  Vorrei ci fosse un programma che spieghi quello che succede in maniera semplice, lineare, ma soprattutto onesta. Però, visto che la verità assoluta non esiste, trovo la cosa un po’ difficile. Ci vorrebbe un elenco di fatti del giorno e una brava persona che faccia man mano delle schede di persone, date, fatti e citazioni nominate iniziando ogni parentesi con “Vi ricordate…?”. Solo che sarebbe di una noia mortale.  Ecco, salverei Report.

E cosa ne pensi dell’idea, riproposta ultimamente da Pietro Taricone, di inserire nelle fiction temi sociali ed informazioni utili per il grande pubblico?

Come no? Le fiction sono seguitissime, raggiungono il grande pubblico che magari non vede volentieri programmi di informazione, ma ha diritto comunque ad essere informato. La fiction è un treno che arriva puntuale, bisogna sfruttare il più possibile la sua potenzialità di carico. Sono d'accordissimo con questa idea. Mi piacerebbe un’informazione più semplice, più fruibile, con un’onestà di fondo che non vedo. Qualcosa di utile che spieghi veramente alla gente i fatti più utili da sapere. Bisognerebbe farlo… Forse lo faccio io. Ma come?

Gabriele De Marco

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